Cordoglio - La stilista Cinzia Diddi ad Anna Ballerini
Cara professoressa Ballerini
Ricordo con grande gioia gli anni del Liceo passati con Lei .
Apprendere del suo trapasso, mi ha fatto ripercorrere un tratto di vita, quello della spensieratezza e ringrazio il cielo di averla avuta nella mia Vita, le sue “lezioni” risuonano ancora nella mia mente.
Scrivere è il mezzo più potente, per esprimere, ciò che abbiamo dentro, ad una condizione però, lasciare che il cuore parli al posto nostro e che il flusso dei sentimenti, fluiscano da esso attraverso la penna, senza ostacoli, scivolando dolcemente sul foglio.
Queste sono sue parole, le ricorda?!?
Mentre scrivo, affiorano sensazioni, pensieri, parole e l’intensità di aneddoti che ho gelosamente custodito, nella profondità della mia anima, mi parlano di un rapporto creato in quell’ambiente a Lei tanto caro, la Scuola, che il tempo e le vicissitudini della vita non hanno scalfito ………….e la penna scorre al ritmo di forti ed importanti emozioni.
Le devo confessare che ho buttato giù, questa lettera, per due motivi,
il primo, il più semplice è perché, Lei e la sua grandezza, meritano di essere ricordate.
Anche questo insegnamento è suo, perché come era solita dire, le persone divengono eterne grazie al ricordo.
Il secondo motivo, più egoistico, è perché scrivendo sono sicura che riuscirò ad elaborare meglio la sua “temporanea” assenza.
Possiedo ancora quella penna che Lei mi regalò,
credo che deciderò di seppellirla e sarà il mio modo di ricreare un rituale celebrativo,
perché io l’altro giorno, proprio non ce l’ho fatta, a salutarla nella camera ardente.
Io, proprio non ce l’ho fatta, ad avvicinarmi .
Io, proprio non ce l’ho fatta, a credere che fosse in quel luogo.
E lì in un angolo, mi sono messa a riflettere, su cosa fosse la morte.
E in quell’angolo, isolata da tutto il resto, me lo sono chiesto più volte.
Ho pensato che Lei
si sarebbe risposta con una poesia,
avrebbe trovato conforto nella poesia.
La sua tanto adorata poesia!
Quella poesia che è riuscita a farmi tanto amare.
Come scriveva Pessoa
La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto. Se ascolto, sento i tuoi passi esistere come io esisto. La terra è fatta di cielo. Non ha nido la menzogna. Mai nessuno s’è smarrito. Tutto è verità e passaggio.
Serve un certo grado di trascendenza per comprendere la materia stessa di cui è fatto l’esistente. Forse per questo motivo a una domanda difficile come “Cos’è la morte?” riesce a rispondere Fernando Pessoa che con la leggerezza che è propria di chi si accorda al sentire dell’anima, oppone a una domanda complessa, una risposta semplice:
La morte è la curva della strada.
Morire è solo non essere visto.
E Cos’è la morte, se non un transitorio e temporaneo, momento di isolamento.
Giusto il tempo per comprendere, le nuove regole, per interagire!
Resti in zona, Professoressa, sapremo trovare un modo per dialogare, anche adesso.
Con Stima e profondo rispetto
Cinzia Diddi
Pubblicato: 10/06/2023